ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

(Archiplano, 1981)

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


sabato 11 maggio 2013

KAPORATIVE


alle otto del mattino il pulmino flessibile
passa a prenderci
noi stiamo nelle nostre casacche logore
come dentro una pelle arrugginita
eppure non siamo mai stati così flessibili
e grati verso chi ci consente di pagare
la ricarica del cellulare al figlio undicenne
il responsabile della kaporativa
ci conta uno per uno
poi ci porta nel capannone industriale
ognuno lì sa dove andare
come a casa propria
alle nove Katia e Jessica litigano per le ferie
il responsabile della kaporativa
prende le parti di Jessica
decisamente la più carina
e la più flessibile
alle undici ci addossiamo al muro
e stiamo in rispettoso silenzio
al passaggio dell'imprenditore inflessibile
nella sua uniforme tirata a lucido
è vietato parlare all'imprenditore
solo al responsabile è concesso
quando ci ha provato Florin un mese fa
per sbaglio perché non capiva bene l'italiano
e si era appena associato alla kaporativa
e non aveva capito quanto fosse flessibile
e voleva un giorno di permesso come da contratto
                                                      perché sua moglie ha partorito
l'imprenditore non gli ha risposto
ma ha chiamato il responsabile
e dal giorno dopo Florin il flessibile non si è più visto
alle tredici passiamo a consumare il pasto
le ciabatte scivolano sulle chiazze d'olio
il responsabile sbraita che siamo peggio di bestie
alle sedici Alì ma non so il cognome
urla che si è fatto male alla mano
stava usando il flessibile
la macchina batte come impazzita sulla lamiera
il responsabile chiama il suo vice
e insieme lo portano a casa
da dove Alì tamponando alla bell'e meglio il sangue
chiamerà l'ospedale 
dicendo d'essere caduto dalla sedia
alle diciannove possiamo lasciare
le scope e gli altri attrezzi nel ripostiglio
passare la sbarra e salire sul pulmino a righe flessibili
alle ventuno mangiamo una frittata
e alle ventitré ci addormentiamo davanti alla tivù
dove inflessibilmente il bene trionfa sul male
grazie a suore coraggiose e preti comprensivi
meravigliosa è la vita vale la pena di viverla fino in fondo
quale dono che da nostro Signore promana,
così perfetto così misericordiosamente 
flessibile

fuori
la luce dei ripetitori di guardia
taglia l'oscurità a intervalli regolari
come la lama di un coltello nel burro

giovedì 25 aprile 2013

DUCCIO GALIMBERTI

Cuneo sonnacchiosa
Cuneo silenziosa
Cuneo a fine luglio
fa caldo da scoppiare
Cuneo è tutta in piazza
piazza del tribunale
Cuneo è a festeggiare
la fine del fascismo
il Duce che è agli arresti
la fine della guerra
si brinda allo Statuto
si buttano giù i busti
in piazza Tribunale
s’è radunata folla
qualcuno inneggia al re
qualcuno anche a Badoglio
qualcuno ci fa affari
vendendo burro e olio
un tale assembramento
sarebbe da vietare
almeno questi gli ordini
vigenti fino a ieri
però i carabinieri
oggi lasciano fare
sembra ritornata
l’antica libertà
tutti son convinti
che la guerra sia finita
pare impazzita Cuneo
di felicità
ma infido è Badoglio
ed anche il suo proclama
è un capolavoro
di quell’ambiguità
che sta sovrana a Roma
insieme a sua maestà

è a questo punto
che Duccio Galimberti
si rivolge alla piazza
agli illusi agli incerti
l’unica salvezza
è chiudere per sempre
i conti ancora aperti
la guerra continua
contro il fascismo
contro la Germania
e sale la sua voce
fino a su in montagna


sulla montagna alta
sta il professor Guarnera
fra il Gesso e la Bisalta
nell’ombra della sera
guarda giù in pianura
che Boves sta bruciando
che piange di sciagura
i morti allineando
scendono severi
malgrado le armi a spalle
i passi sui sentieri
che vanno verso valle
Duccio Galimberti
figlio di senatore
qualcuno ti chiamò
bandito e traditore
qualcuno lo giurò
della Brigata Nera
di fargliela pagare
al professor Guarnera
al bivio di Centallo
già eri sanguinante
così sei morto Duccio
da vero Comandante

così sei vivo Duccio
o nostro Comandante! 





domenica 21 aprile 2013

LA REPUBBLICA DEI VECCHI


è una repubblica di vecchi
quanti ne vedo... invadono i marciapiedi
affollano le agenzie di viaggio
dilagano per gli uffici postali le banche gli ipermercati
ci sono vecchi dappertutto che spintonano
per arrivare primi
-primi dove?
per occupare i posti a sedere
per prendere i biglietti omaggio
-e ti passano davanti in coda!
un arzillo ottantenne con visita patente superata
schiaccia contro il paracarro un ciclista di vent'anni
-non l'ha visto!
Guarda questi vecchi che si godono la pensione
mentre la loro aspettativa di vita sale di giorno in giorno
-e quelli che non sono in pensione
comandano.
Vecchio è il Presidente della Repubblica
vecchio è il Papa
vecchi i senatori e i deputati
i presidenti dei consigli di amministrazione
e i professori universitari
la senilità diffusa porta immobilismo
conservazione ad oltranza delle care abitudini
la novità è vista con sospetto
non solo perché male in sé
la novità il cambiamento tolgono potere ai vecchi
che se lo tramandano di vecchio in vecchio

ma i vecchi che non sono in pensione e che non comandano
formano la terza categoria
alla quale mio malgrado appartengo
siamo i peggiori
fastidiosi
perché continuiamo a lavorare
senza lasciare il posto ai giovani
lamentosi
perché non ci sarà concesso di andare in pensione
se non il giorno prima di morire
e infine
invidiosi
dei vecchi che sono già in pensione
d'accordo, dirai tu, ma i giovani
-perché non si ribellano alla dittatura dei vecchi?

I giovani sono pavidi
appena possono
senza dare nell'occhio
si camuffano da vecchi
per essere al passo coi tempi

domenica 14 aprile 2013

PASSAGGIO IN GIUDICATO


dicesi passata in giudicato la sentenza quando non è più impugnabile dalle parti né modificabile da alcun altro giudice

nella sentenza passata in giudicato l'accertamento dei fatti è definitivo, e incontrovertibile il principio di diritto applicato al caso concreto

una sentenza che passa in giudicato traccia uno spartiacque tra un prima dove i fatti sono ancora controversi, e un dopo dove i fatti sono accertati e la decisione è scolpita per sempre nella pietra del libero convincimento del giudice

per quel che mi riguarda
il processo dura da sempre
da quando ho memoria di esistere
ci sono udienze tutti i giorni
anche la domenica
io sono parte in causa e al tempo stesso
l'avvocato difensore
non posso evitare di stare in giudizio da solo
e devo allungare il più possibile il processo
la tutela degli interessi del cliente
in certi casi esige
che la sentenza non giunga troppo presto
i ricorsi si sovrappongono ai ricorsi
le domande alle domande
i fatti sono sempre controversi
per questo impugno con ostinazione
qualunque decisione anche quelle favorevoli
chiedo l'assunzione delle prove
chiedo di sentire un altro testimone
produco incessantemente documenti
risento tutti i testimoni per l'ennesima volta
riparto da capo
senza decadenze sospensioni
tutto è revocabile modificabile
in un vortice di giuramenti
confessioni spergiuri riconciliazioni
perizie contabili contestazione di firme
querele di falso
ho chiesto risarcimenti a chiunque
applico principi di diritto del tutto personali
- come fanno tutti
formulo opposizioni interpongo appelli
promuovo giudizi e controgiudizi
insto per annullamenti e conferme
senza mai un attimo di requie
persino i sogni sono aule d'udienza
dove compaio per essere interrogato
non ha senso eppure ne ha talmente tanto
da determinare il corso del processo
i verbali delle mie dichiarazioni divagano
ciò che conta ai fini dell'accertamento dei fatti
sono le sensazioni le emozioni
vero che io avrei fatto questo
vero che tu avresti risposto altro
vero che fu molto tempo fa
vero che era inverno oppure era estate
vero che non so non ricordo
vero che non è vero, ricordi benissimo
vero che non vuoi ammetterlo
impossibile sapere come andarono davvero le cose
ma esiste una verità unica e incontrovertibile
in mezzo ai milioni di verità individuali
che io conservo dentro di me?
non c'è fine
a questa girandola di carta di parole
tentativi di mediazione
impuntature pretestuose faide interminabili
è necessario prendere tempo
allungare ancor di più i tempi del processo
elaboro brillanti argomentazioni difensive
mi addentro in discussioni cavillose
arringhe auliche con la toga sulle spalle
seguo una strategia processuale
fondata su espedienti dilatori
giustificazioni non richieste
autoassoluzioni ad oltranza
appelli e controricorsi,
eppure sono sicuro che è questa la vita,
è così e non può essere altrimenti,
finché il corpo respira
e l'immaginazione si alimenta di sé stessa
posso sempre sperare di cambiare
di ricominciare
di chiudere una fase
e aprirne un'altra
posso anche sperare di vincerla,
la causa!...

no, per la legge
questa è una pretesa temeraria

in un processo ad impulso di parte
il giudice è assente e lontano
o girato da un'altra parte
per garantire la sua imparzialità
il giudice non deve sapere vedere
accorgersi di nulla
forse nemmeno esistere
in ogni caso deciderà solo alla fine
a istruttoria compiuta
leggendo gli atti del processo
guardando sulla lapide
la fototessera di ceramica
ormai immodificabile
dopo il passaggio in giudicato
di noialtri

venerdì 12 aprile 2013

PASSWORD


il gestore della porta d'ingresso
mi ha cambiato la password
ora non me la ricordo più
e non posso entrare in casa
ho chiamato il numero verde
l'operatore è stato gentilissimo mi ha detto 
di avere già spedito una mail con la nuova password
non ho fatto in tempo a dirgli 
che il computer è in casa
e che non riuscendo a entrare
non posso nemmeno leggere la posta
così sono costretto a bivaccare sul pianerottolo

non è l'unico inconveniente

il gestore del mio letto
mi ha obbligato a scegliere una password
di cinquanta caratteri con almeno tredici numeri 
e diciassette caratteri speciali 
(chiocciolina, cancelletto, eccetera)
intervallati in successione palindroma alternata
con obbligo di acrostico
è talmente complicata che l'ho dimenticata
quasi subito
così sono due anni che dormo per terra 
perché senza password 
il letto è inaccessibile
-fortunatamente, per avere cuscino e lenzuolo 
bastano le tessere ricaricabili
non c'è bisogno di password
(c'è da dire che dormire costa caro
dopo l'introduzione dell'addizionale regionale)

ma c'è di più

il gestore della tazza del cesso
mi ha attribuito per sbaglio una password 
con caratteri in lingua giapponese
ho segnalato il deplorevole errore 
ma l'operatore del call center -gentilissimo- 
mi ha spiegato
che la password del cesso è immodificabile
-salvo sostituzione della tazza,
sensore coliformico compreso-
ed è irrilevante che la tastiera del computer 
non sia codificata per leggere i caratteri giapponesi
risultato: sono costretto ad usare un pitale 
che svuoto ogni mattina nel bidè

per fortuna, le password del pitale e del bidè 
sono facilissime
non c'è pericolo di dimenticarle



mercoledì 10 aprile 2013

SENZA


senza questo cielo cupo
che incombe sulla nostra testa
senza queste nubi nere
che sputano
le ultime maledette lacrime dell'inverno
senza questo vento infreddolito
che stringe i colletti fino al mento

quale senso avrebbe
il sole che domani
verrà a scaldare i cuori
e a inondare di fiori la terra?




venerdì 29 marzo 2013

TAGLIATORI DI TESTE

da sempre viviamo
appesi alle felci
ricchi in grembo
di noccioline sdentate
e succhi di radici
che una volta essiccate
al sole diventano morbide

ed abbiamo anche imparato
a pregare le nuvole
il rituale della pioggia
che incorona e sacrifica
rapide e cascate
intoccabili giacigli devoti
al sonno della vita

un altro sterminio...

giunchi bifolchi
atomi morti
ingorghi parassiti
gomitoli di sputi
vermi nel fango

il futuro 
dei tagliatori di teste



                                                                                     (Riccardo Salvini)

domenica 24 marzo 2013

IL TRENO DEI RIMPIANTI

lo prendo tutti i giorni
per andare a lavorare
ed anche quando capita
per andare al mare
mi passa sotto casa
è di un comodo bestiale
esco dal portone
e sono già in stazione
non c’è biglietteria
e tuttavia sospetto
di avere già pagato
il prezzo del biglietto
di averlo già pagato
un po’ di tempo fa
per tutto quello che
avrei potuto chissà
certo che ogni volta
che salgo fa un po’ male
almeno fosse un rapido
e invece è un locale
sferraglia nei ricordi
ed è sempre più lento
almeno mi consolo
non pago il supplemento
passa il controllore
a chiedere il biglietto
gli mostro i miei duecento
quasi con affetto
e lui ogni volta dice
ma se ne ha duecento
forse sarebbe meglio
fare l’abbonamento
ed io ogni volta abbozzo
che sì, sarebbe meglio
ma in fondo anche questo
fa parte del convoglio
carrozze fatiscenti
sopra binari marci
non va in nessun posto
eppure sembra andarci
e non c’è mai posto
si viaggia sempre in piedi
e ad ogni sosta altri
che salgono, li vedi,
in coda che si affollano
e siamo sempre in tanti
per andare dove
sul treno dei rimpianti


















giovedì 21 marzo 2013

TANTO TRA POCO

piangere in una vasca
riflessa dal sole
colma
riempita di luce

io navigo sulla schiuma
sollevo un piede
oltre la soglia
di bollitura

la caviglia ancora immersa
incastrata tra il ferro
del rubinetto
sopra la testa

tu che nuoti con me
non cercare il canale
di scolo

tanto tra poco
evapora tutto
di nuovo


                                                  (Riccardo Salvini)

mercoledì 20 marzo 2013

AL TERMINE DELL'INVERNO

bianco il cielo pagina
che aspetta d'essere scritta
dalla fitta calligrafia dei rami
di voce in voce a lettura
nell'aria meno gelida domani
si sfoglieranno le gemme
ridonderanno segni
di letteratura visionaria
i bambini si sporcheranno le dita
di colore





venerdì 15 marzo 2013

KLAUS VILNASI


io sono qui adesso
e un anno fa soltanto
un'altra persona col mio stesso nome
e le stesse mie piccole abitudini
diceva di voler fare delle cose
e chissà poi cos'è successo

non me ne interesso
è sufficiente che io sappia
che sono qui adesso
e che domani
(ahimè, già solo domani)
un altro col mio stesso nome
userà ogni mio oggetto
lo spazzolino l'orologio l'accendino
dormendo perfino nel mio letto

di me a tutti dirà
la sola cosa vera:
quello? oh, ma quello è il passato
qualcosa che solo ieri è stato

il tempo è brevissimo
l'individuo un'illusione

martedì 12 marzo 2013

IL NEMICO


ci dissero: sono cent'anni
che combattiamo il nemico
il nemico non è come noi
abita case che non sono le nostre
parla una lingua diversa dalla nostra
mangia cibi diversi dai nostri
crede in un dio che non è il nostro
indossa abiti diversi dai nostri
i suoi pensieri non sono i nostri
persino la sua televisione è diversa
finché non impareremo a parlare
mangiare pregare vestirci e pensare
come il nemico
non lo sconfiggeremo mai

così ci addestrarono a parlare
mangiare
pregare
vestirci
pensare
vivere come il nemico

fu un addestramento tenace
durò molti mesi
molti anni
decenni
qualcuno di noi cadde 
per nostalgia della patria

ma noi che giungemmo alla fine
infine ci guardammo:
eravamo diventati uguali al nemico
in tutto e per tutto
indistinguibili dal nemico
eravamo diventati l'arma perfetta

ora avremmo potuto infiltrarci
entrare nelle case del nemico
sposare le sue donne
educare i suoi bambini
mangiare il suo cibo
indossare i suoi abiti
leggere i suoi libri
e guardare la sua televisione

avremmo potuto sconfiggere
il nemico dal di dentro

e infatti
non appena ci rendemmo consapevoli di ciò
uccidemmo i nostri istruttori
e subito dopo i nostri ufficiali
 i nostri capi politici e gli intellettuali
poi invademmo e bruciammo le nostre città
ed estirpammo i nostri bambini
e massacrammo le nostre donne
affinché il nemico
per almeno mille anni
non potesse più minacciarci
con la sua stirpe maledetta

l'addestramento fu talmente efficace
che diventammo indistinguibili dal nemico

fu talmente efficace
da farci diventare
noi stessi
il nemico

domenica 10 marzo 2013

SENZA CERVELLO

quando era bambino
suo padre gli domandò cosa voleva
lui chiese al padre di dargli un cervello
così suo padre gli regalò un televisore

il bimbo crebbe e venne adolescente
e il padre gli chiese cosa voleva
lui chiese al padre di dargli un cervello
così suo padre gli regalò una play station

l'adolescente crebbe e venne uomo
e il padre gli chiese ancora cosa voleva
e lui gridò: Padre! voglio che tu mi dia un cervello
così suo padre gli regalò un'automobile

il figlio si mise a guidare senza cervello
imboccò l'autostrada contromano
ebbe un incidente gravissimo
e morì


il padre

tornò a casa distrutto dal dolore
e per tutto il resto della sua vita
continuò a chiedersi che cosa fosse
lo strano oggetto chiamato cervello

forse un bel film per il televisore?
un videogioco per la playstation?
o una cabriolet ultimo modello?

avrebbe dovuto dirglielo, suo figlio!




sabato 9 marzo 2013

TEORIA E PRASSI DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE




TELEFONO AMICO

chi è malato di gioco d'azzardo
può rivolgersi
al Numero Perde




PARABOLA CONDOMINIALE

nella quale
si narra il miracolo
della moltiplicazione
dei canali e delle reti




ASTUZIE DI UN NASTRO MAGNETICO

la vecchia musicassetta
è sopravvissuta fino ad oggi
grazie ai suoi ingegnosi
escamotapes


domenica 3 marzo 2013

RATING


la conobbi e mi piacque
ma prima di impegnarmi
volli accertarmi della bontà della scelta
così mi rivolsi ad un'agenzia di rating

mi dissero che nel breve-medio periodo
la sua valutazione era A-
non altissima ma poteva bastare
così misi da parte le mie remore
e decisi di investire sul mio amore per lei

qualche tempo dopo
capii che lei sarebbe stata felice di sposarmi
però io volli essere prudente
e m'informai se nel lungo periodo
sarebbe stata affidabile
considerata la natura dell'investimento
che mi accingevo a fare

l'agenzia mi riferì che lei aveva la doppia A
non era il massimo ma c'era ben di peggio sul mercato
ad esempio le mogli-spazzatura
indebitate fino al collo
alla continua ricerca del pollo da spennare
da portare sull'altare
per poi rendergli la vita impossibile
ed intascarsi gli alimenti

consapevole del rischio che correvo
mi decisi a sposarla
quantomeno per far fruttare
il tempo speso nel fidanzamento

la doppia A mi tranquillizzava

in ossequio tuttavia al consiglio
del mio esperto analista finanziario
decisi di diversificare l'investimento matrimoniale
con un' amante classificata AAA-
sposata con prole e quindi
con un bassissimo rischio d'innamoramento

passò ancora del tempo
e mia moglie espresse il desiderio di avere un figlio
un figlio è un affare impegnativo
così m'informai sul rating di maternità
della mia gentile consorte

la risposta fu un incoraggiante AA+
pertanto durante un passionale amplesso
la fecondai con gioia
ed iniziò per tutti e due l'attesa

quando il bimbo nacque
lo sottoposi all'agenzia di rating
ma il responso fu drammatico: CC-
quasi al limite del default

del resto, è noto
che le operazioni con i derivati
sono le più pericolose
non sai mai cosa puoi aspettarti
dalle oscillazioni dei mercati

con un rating così basso
non potevamo tenerlo, questo figlio,
il rischio era altissimo
già da ragazzo verosimilmente
ci avrebbe dato innumerevoli grattacapi
rubato la roba in casa
forse anche picchiato
da adulto poi prigioniero del vizio
ci avrebbe certamente
rinchiuso in un ospizio
dopo averci spogliato di tutto

il cappellano dell'ospedale
ed il primario del reparto neonatale
(entrambi classificati con la tripla A)
furono categorici:
con un rating così basso
così rischioso per la nostra economia domestica
l'unica soluzione logica
era affidare il bambino al FMI
Fondo Maternità Internazionale
che ne avrebbe avuto cura
con un'educazione improntata
al rigore e all'austerità

così feci a salvaguardia dei miei investimenti
e mai ebbi a pentirmene
il bambino crebbe a pane e acqua
con un paio di scarpe e due soli indumenti
uno invernale e l'altro estivo

era quello che ci voleva per lui
a dieci anni il suo rating era C+
con outlook positivo
a quindici BB-
con outlook parzialmente positivo
a venti A+ ed era l'orgoglio dell'FMI
portato ad esempio della bontà del sistema
il suo caso era costantemente citato sui giornali economici

quando compì venticinque anni
mio figlio, ormai adorno di una trionfale doppia A,
venne a cercarmi

quando lo vidi
così alto e robusto
ero felice per il buon esito
della giornata borsistica

lui mi abbracciò ridendo
poi prese un martello
e mi spaccò la testa come se fosse
un'arancia marcia

l'indice calò di colpo
non ebbi il tempo di ordinare alcuna vendita
fu il tracollo
il mio unico -e ultimo-
venerdì nero

davvero non riesco a capire
perché lo fece
il martello aveva la tripla A
e prima di allora l'avevo sempre considerato
un investimento sicuro







SEMAFORI E TASSISTI



i semafori arricchiscono i tassisti

fermi ad attendere il verde
mentre il tassametro corre

se fossimo i tassisti
della nostra vita
diventeremmo ricchissimi





sabato 2 marzo 2013

STAZIONE DI SERVIZIO


lavoro in una stazione di servizio
in mezzo a un incrocio a forma di corno
in mezzo a una piazza che ruota su un perno
di fianco a un parcheggio di lato infinito
sul bordo di svincoli e spigoli
fragore vertigine laggiù
gli orizzonti a otto dimensioni
tangenziali quantizzano rettilinei spietati
discarica della modernità

qui tutto il mondo
mi brulica intorno
notte giorno dietro davanti
nuvole polvere clacson
tubi di gas tralicci
fumi lampeggianti
impianti circuiti relais

qui sono io
al centro del turbine
sul fondo immobile
in fanghi m'annido
di vapori pesanti
attento alle cifre della colonnina
sole benefico
irraggio gasolio e benzina
a comando frammenti traccianti
schegge gommate
sbarbate
taglienti

qui sulla tettoia a forma d’ala
sto come asceta e come stilita
indifferente al lusso che mi sfiora
sedili in pelle satellitari
sepolcri di lamiera arrugginita
cadaveri da rottamazione
fiancate all'incastro dei fari

incasso denaro senza emozione
ripartono intanto ne arrivano altri
cravatte rigate camicie sudate
sotto le lenti a specchio

mi è sufficiente l’odore dell’unto
sintetico, cruscotto aromatico,
e starmene immobile a miscelare
benzine galeniche

mi basta restare sotto l’insegna
dei mille regali…
finir come tutti
nel vortice intorno
sarebbe
un disastro