ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

(Archiplano, 1981)

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


sabato 2 febbraio 2019

LA PRIVACY DELLA SPESA

con apposita ordinanza il Garante Mondiale della Privacy impose le seguenti due disposizioni:
la prima consistette nell'ordinare la copertura dei carrelli della spesa per salvaguardare la riservatezza dei clienti
infatti, dagli articoli infilati nel carrello si può arguire molto dei gusti di ciascun individuo o famiglia in fatto di cibo e non solo
sono dati sensibili, tuonò il Garante Mondiale, che vanno preservati
da quel momento in poi all'ingresso di ogni centro commerciale ai clienti venne fatto firmare il consenso al trattamento della spesa e i carrelli furono dotati di pareti e di un coperchio che impedivano a chiunque di guardare dentro

la seconda consistette nell'ordinare alle direzioni commerciali di predisporre adeguati ripari destinati alle operazioni di pagamento, al fine di evitare che gli altri clienti in coda venissero a conoscenza della modalità di pagamento prescelta dal cliente di turno alla cassa, se con bancomat, carta di credito, contanti o buoni pasto
anche questo era un dato assai sensibile
molti clienti si erano infatti lamentati del fastidio che provavano quando estraevano la carta di credito o il bancomat di fronte ad estranei
dal bancomat, ad esempio, si poteva conoscere la banca dove il cliente di turno alla cassa teneva i suoi soldi
dalla carta di credito si poteva risalire al circuito dell'emittente
peggio ancora coi contanti: il cliente che pagava in contanti era costretto a mostrare a tutti i presenti il portafoglio o il borsellino, e da dove lo si estraeva e dove poi lo si riponeva, tasca posteriore dei pantaloni, tasca interna della giacca, borsa a tracolla: tutti dati sensibilissimi, che se fossero caduti nelle mani di malintenzionati avrebbero potuto pregiudicare la tranquillità e la sicurezza del cliente
quanto ai buoni pasto, da essi si poteva arguire con sicurezza che il cliente era dipendente di qualcuno e magari apprendere di quale datore di lavoro si trattasse, se pubblico o privato, o addirittura chi fosse il datore di lavoro
comunque la si girasse, era evidente la compromissione delle esigenze di riservatezza, la tutela della quale costituisce priorità assoluta nel vigente ordinamento giuridico
in ogni cassa venne quindi attrezzato uno spazio riservato, simile, per intenderci, alla cabina elettorale, nel quale effettuare le operazioni di pagamento al riparo da occhi indiscreti, anche di quelli della cassiera

si trattò tuttavia di misure insufficienti
la privacy dei clienti poteva essere violata da ogni altro cliente, nonché dal personale del centro commerciale, nel momento stesso in cui i clienti si avvicinavano agli scaffali per prelevarvi la merce che desideravano o venivano serviti ai banconi di gastronomia e macelleria
vedere che Tizio comprava del gorgonzola o Caio delle cime di rapa significava capirne i gusti e le preferenze e ciò determinava un'illecita intrusione nella vita privata altrui
pertanto, con apposita ordinanza, il Garante Mondiale della Privacy impose alle direzioni dei centri commerciali di predisporre, di fronte a ogni scaffale espositivo e a ogni bancone, dei corridoi unidirezionali schermati in maniera tale che chi era in coda non potesse né vedere né sentire quello che il cliente di turno prendeva o chiedeva

ma anche questo non era sufficiente
dopo numerose proteste e rimostranze, il Garante Mondiale della Privacy dispose che andava tutelata anche la riservatezza dei clienti allorché decidevano di recarsi in un centro commerciale
infatti, sapere che Sempronio o Mevio frequentavano, pur se solo saltuariamente, un centro commerciale poteva rappresentare un'illecita intrusione nella vita privata altrui
Il Garante Mondiale della Privacy ordinò così che l'accesso a ogni centro commerciale avvenisse esclusivamente attraverso un ingresso singolo schermato a uscita casuale dotato di almeno due opzioni
se si apriva la porta giusta si entrava nel centro commerciale e si potevano quindi acquistare i generi alimentari necessari alla sopravvivenza
se si apriva invece l'altra porta l'aspirante cliente veniva immesso in un corridoio che sbucava all'esterno del centro commerciale, sull'altro lato
in questo modo chi aspettava di entrare non avrebbe mai potuto sapere se la persona che era davanti a lui fosse entrata o meno nel centro commerciale

con ciò il diritto alla riservatezza di ognuno era salvo
i più sfortunati morirono d'inedia, capitando sempre nella porta sbagliata e dunque non riuscendo mai ad acquistare nulla con cui sfamarsi
ma era il modesto prezzo da pagare al sacrosanto diritto alla riservatezza

va detto che di coloro che morirono di fame non si seppe mai nulla
essi, infatti, non si lamentarono in alcun modo della condizione in cui si trovavano, anzi proibirono tassativamente che si parlasse della sfortuna che li aveva perseguitati e del conseguente stato di inedia, trattandosi di dato sensibile da tutelare nella maniera più assoluta

il Garante Mondiale della Privacy non poté che approvare la correttezza di tale decisione, affermando che
"per evitare illecite interferenze nella vita privata è sempre necessario il consenso del titolare, essendo irrilevante l'avvenuto decesso di costui"