ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


mercoledì 10 dicembre 2014

IL RELITTO

il relitto galleggiò a lungo
fra le onde del mare alla deriva
veniva da chissà dove
e casualmente approdò a una riva

lì fu accolto come si confà a un relitto
fu più o meno rimesso in sesto
gli si asciugò il vecchio sorriso navigato
con una mano di vernice trasparente

una società immobile e decadente
lo eresse ad àncora di salvezza
simulacro da opporre alle burrasche
intraviste in ogni minima brezza

giovani barche giacevano alla fonda nei porti
ma nessuno le traeva dagli ormeggi
le istigava a navigare in mare aperto
per far da nuove rotte nuove leggi

per quel branco di ignavi il relitto
destava un interesse maggiore
non le giovani barche abbandonate
in disarmo con le inutili prore

per esse valeva un solo pensiero
è molto meglio arrugginire al molo
che l'arrischiarsi di colare a picco
come accadde all'Ulisse in folle volo

invitato con mille riverenze alla radio
il relitto conveniva con l'intervistatore
che la musica non è più quella di un tempo
trovatemi oggi un solo grande autore

per ascoltare una bella canzone
devo tornare indietro di trent'anni”
dice il relitto con fervore
mentre anche il microfono annuisce

intanto che un'onda lo rivolta sulla riva
il relitto non smette la concione
dopo una sola settimana le mie memorie
sono già alla terza riedizione”

mentre il giovane giornalista della radio
lo esalta per tutto l'universo
il relitto attacca la litania dei vecchi
ai miei tempi il mondo era diverso

tutto era diverso ai miei tempi
l'esistere aveva un altro senso
le giornate non finivano mai
il profumo dei fiori era più intenso

ai miei tempi c'era la guerra
c'era la politica un'idea da costruire
e l'arte, l'arte era tutta da fare
e noi eravamo affamati d'amore”

e il giovanotto si commuove e piange
e le barche marciscono alla fonda
e il relitto si specchia e non s'accorge
di quanto in riva lo maltratti l'onda