ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


domenica 14 aprile 2013

PASSAGGIO IN GIUDICATO


dicesi passata in giudicato la sentenza quando non è più impugnabile dalle parti né modificabile da alcun altro giudice

nella sentenza passata in giudicato l'accertamento dei fatti è definitivo, e incontrovertibile il principio di diritto applicato al caso concreto

una sentenza che passa in giudicato traccia uno spartiacque tra un prima dove i fatti sono ancora controversi, e un dopo dove i fatti sono accertati e la decisione è scolpita per sempre nella pietra del libero convincimento del giudice

per quel che mi riguarda
il processo dura da sempre
da quando ho memoria di esistere
ci sono udienze tutti i giorni
anche la domenica
io sono parte in causa e al tempo stesso
l'avvocato difensore
non posso evitare di stare in giudizio da solo
e devo allungare il più possibile il processo
la tutela degli interessi del cliente
in certi casi esige
che la sentenza non giunga troppo presto
i ricorsi si sovrappongono ai ricorsi
le domande alle domande
i fatti sono sempre controversi
per questo impugno con ostinazione
qualunque decisione anche quelle favorevoli
chiedo l'assunzione delle prove
chiedo di sentire un altro testimone
produco incessantemente documenti
risento tutti i testimoni per l'ennesima volta
riparto da capo
senza decadenze sospensioni
tutto è revocabile modificabile
in un vortice di giuramenti
confessioni spergiuri riconciliazioni
perizie contabili contestazione di firme
querele di falso
ho chiesto risarcimenti a chiunque
applico principi di diritto del tutto personali
- come fanno tutti
formulo opposizioni interpongo appelli
promuovo giudizi e controgiudizi
insto per annullamenti e conferme
senza mai un attimo di requie
persino i sogni sono aule d'udienza
dove compaio per essere interrogato
non ha senso eppure ne ha talmente tanto
da determinare il corso del processo
i verbali delle mie dichiarazioni divagano
ciò che conta ai fini dell'accertamento dei fatti
sono le sensazioni le emozioni
vero che io avrei fatto questo
vero che tu avresti risposto altro
vero che fu molto tempo fa
vero che era inverno oppure era estate
vero che non so non ricordo
vero che non è vero, ricordi benissimo
vero che non vuoi ammetterlo
impossibile sapere come andarono davvero le cose
ma esiste una verità unica e incontrovertibile
in mezzo ai milioni di verità individuali
che io conservo dentro di me?
non c'è fine
a questa girandola di carta di parole
tentativi di mediazione
impuntature pretestuose faide interminabili
è necessario prendere tempo
allungare ancor di più i tempi del processo
elaboro brillanti argomentazioni difensive
mi addentro in discussioni cavillose
arringhe auliche con la toga sulle spalle
seguo una strategia processuale
fondata su espedienti dilatori
giustificazioni non richieste
autoassoluzioni ad oltranza
appelli e controricorsi,
eppure sono sicuro che è questa la vita,
è così e non può essere altrimenti,
finché il corpo respira
e l'immaginazione si alimenta di sé stessa
posso sempre sperare di cambiare
di ricominciare
di chiudere una fase
e aprirne un'altra
posso anche sperare di vincerla,
la causa!...

no, per la legge
questa è una pretesa temeraria

in un processo ad impulso di parte
il giudice è assente e lontano
o girato da un'altra parte
per garantire la sua imparzialità
il giudice non deve sapere vedere
accorgersi di nulla
forse nemmeno esistere
in ogni caso deciderà solo alla fine
a istruttoria compiuta
leggendo gli atti del processo
guardando sulla lapide
la fototessera di ceramica
ormai immodificabile
dopo il passaggio in giudicato
di noialtri

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