ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


sabato 24 febbraio 2018

L'AMMASSAMENTO DELLE PERSONE SOLE

ecco, ci hanno radunato tutti in questa sala
siamo tanti, tantissimi, e la sala, benché sia di grandi dimensioni, non riesce a contenerci tutti
perché siamo qui?
nessuno se lo sa spiegare
non è per ragioni di genere
qui siamo maschi e femmine insieme – e più o meno nella stessa proporzione
non è nemmeno per motivi di età
- qui ci sono giovani e vecchi – e più o meno in numero eguale
e allora?
forse siamo tutti mancini? o tutti biondi? o tutti alti? o tutti grassi?
ma basta guardarsi intorno per capire che non è questo il motivo

poi qualcuno capisce

ciò che ci unisce è la solitudine,
siamo tutte persone sole,
no, ce n'è uno più in là che sta protestando
ehi! io non sono affatto solo, ho una moglie, ho dei figli, c'è un errore, fatemi uscire!
uno di quelli che gli stanno più vicini lo rimbecca duramente:
ma taci, per favore, che l'ultima volta che hai parlato con tua moglie e i tuoi figli risale a più di un anno fa! sono meno solo io che non ho nessuno!
e l'altro borbotta ancora un po', ma non replica

intanto continua ad affluire gente
la sala è grande, ma non abbastanza, a quanto pare, da contenerci tutti
così dobbiamo stringerci, stringerci sempre di più, sempre di più, gli uni addosso agli altri
pur continuando a essere soli, siamo costretti a toccarci
questo contatto forzato con i nostri vicini non ci fa sentire meno soli
che ne sarà di noi? gemono in tanti
dove ci manderanno?
e non c'è risposta a queste domande che ci facciamo tutti
non c'è consolazione in questo stare forzatamente tutti insieme
siamo soli e nessuno è capace di aiutare
e nemmeno di collaborare” contrattacca una voce
qualcuno parla agli altri
pur continuando a restare solo
sono solo comunicazioni di servizio, di buona educazione, non ancora smarrita in questa babele di confusione, grazie, scusi, mi sa indicare il bagno per favore,
e davanti al bagno, dove è assiepata una lunga fila che aspetta di entrare, “chi è l'ultimo per favore
sono le parole delle persone sole
le parole di chi è incapace di comunicare l'universo che coltiva nel cuore

qualcuno scherza
quanti siamo! ma fuori ci sarà ancora rimasto qualcuno?
gli rispondono voci isolate di persone sole: non credo!
e: chi lo sa!
e: no, siamo tutti qui, fuori non è rimasto nessuno!
si apre una discussione:
vuoi dire che non ci sono esseri umani che non siano soli?

ma la maggior parte di noi resta in silenzio
è già stufa di tutta questa promiscuità, odori estranei, sudorazioni insopportabili e flatulenze, è già stufa di tutti questi estranei, parlare di sé è faticoso, ma ascoltare gli altri che parlano di sé è sovrumano, pochi ci riescono, e anche quelli smettono quando si accorgono che non c'è alcun ascolto verso di loro

scende il silenzio come una colla che chiude le labbra e impasta le lingue
è l'unica cosa che le persone sole sanno condividere con gli altri
restiamo in attesa
prima o poi qualcuno ci dirà
il motivo di questo ammassamento



mercoledì 21 febbraio 2018

LA BLATTA DA PASSEGGIO

Federica è triste, ieri ha perso la sua blatta da passeggio
l'aveva accompagnata nel prato alla festa dei vecchi amichetti delle medie, ma s'è distratta per un attimo a parlare e quando s'è girata non l'ha più vista
l'ha cercata a lungo e chiamata
a ogni formica, coleottero o verme che incontrava Federica chiedeva se per caso avessero visto una blatta con il carapace nero lucido
e quelli forse la guardavano straniti, pensando che non s'è mai vista una blatta con il carapace lilla o arancio, e che colore poteva avere il carapace di una blatta se non il nero, e comunque no, non l'avevano vista
e Federica intanto aggiungeva che la sua blatta si chiamava Marsia e indossava una pettorina verde fosforescente seminuova e targhetta con nome e numero di telefono
e le mantidi, i coleotteri e le mosche sembravano guardare Federica mentre lei parlava, e invece chissà cosa stavano guardando con i loro occhi sfaccettati, anche con Marsia era così,
e intanto scuotevano la testa, le antenne, le chele, i ventri pelosi, i dorsi umidi, rassicurandola gentili che se avessero visto Marsia le avrebbero telefonato, me che ora se ne stesse tranquilla e tornasse a casa
a casa Federica ha preso cinque francobolli, li ha divisi in quattro parti e su ogni quarto ha incollato un avviso di smarrimento, poi è scesa ad attaccarli sugli steli delle pannocchie e sui rami degli arbusti terragni del suo quartiere

negli avvisi Federica ha inserito una foto recente di Marsia con la pettorina verde fosforescente e il suo numero di telefono
ha scritto anche: lauta ricompensa a chi ritroverà la mia blatta da passeggio 
purtroppo Marsia ad oggi non è ancora stata ritrovata e Federica non può fare a meno di pensare al peggio 
per consolarsi però Federica pensa alle storie commoventi che leggeva da ragazzina su Selezione dal Reader's Digest, di blatte arrivate alla porta di casa dopo avere percorso cento chilometri sotto un sole rovente... e ormai, a casa, nessuno le aspettava più
poi, all'improvviso, Federica si rasserena pensando a come tornerebbe felice la sua vita se in quel momento Marsia uscisse con la pettorina verde fosforescente dal lavandino della cucina





domenica 18 febbraio 2018

DATEGLI PANE DATEGLI DANTE

che c'è di male
che c'è di strano
se fra cent'anni
ogni italiano
avrà la pelle
un po' più bruna
e occhi grandi
come la luna?
che c'è di male
che c'è di strano
se fra cent'anni
ogni italiano
sarà il miscuglio
d'un nonno africano
con la nonna bianca
di Roma o Milano?
che creatività
e quanta energia
nella mescolanza
e che fantasia...
e quindi a chi urla
mandiamoli via
rispondo con la mia
più bella utopia:
dategli pane!
dategli Dante!
vedrete che Europa
tosta e pensante
uscirà fuori
nel secolo entrante
fra mille colori
e il sole a levante
nulla di male
nulla di strano
se fra cent'anni
ogni italiano
avrà la pelle
un po' più scura
e un cuore grande
senza paura

 


mercoledì 7 febbraio 2018

IL TRENO DEI RIMPIANTI

lo prendo tutti i giorni
per andare a lavorare
ed anche quando capita
per andare al mare
mi passa sotto casa
è di un comodo bestiale
esco dal portone
e sono già in stazione
non c’è biglietteria
e tuttavia sospetto
di avere già pagato
il prezzo del biglietto
di averlo già pagato
un po’ di tempo fa
per tutto quello che
avrei potuto chissà
certo che ogni volta
che salgo fa un po’ male
almeno fosse un rapido
e invece è un locale
sferraglia nei ricordi
ed è sempre più lento
almeno mi consolo
non pago il supplemento
passa il controllore
a chiedere il biglietto
gli mostro i miei duecento
quasi con affetto
e lui ogni volta dice
ma se ne ha duecento
forse sarebbe meglio
fare l’abbonamento
ed io ogni volta abbozzo
che sì, sarebbe meglio
ma in fondo anche questo
fa parte del convoglio
carrozze fatiscenti
sopra binari marci
non va in nessun posto
eppure sembra andarci
e non c’è mai posto
si viaggia sempre in piedi
e ad ogni sosta altri
che salgono, li vedi,
in coda che si affollano
e siamo sempre in tanti
per andare dove
sul treno dei rimpianti







sabato 13 gennaio 2018

UNA VOLTA C'ERA LA PATRIA


una volta c’era la Patria
ho vestito la divisa dello Stato
mi sarei fatto ammazzare per lei 
scagliando l’ormai scarica stampella 
contro il nemico ateo e prezzolato

una volta c’era la Fede
ho vestito l’abito della preghiera
mi sarei fatto ammazzare per lei
sputando fuor dai denti il Padre Nostro
in faccia agli empi e ai turpi miscredenti

una volta c’era la Lotta di Classe
ho vestito l’eskimo e la kefiah
mi sarei fatto ammazzare per lei
scagliando il Capitale in otto tomi
contro sbirri e fasci e preti e padroni

una volta c'era la Giustizia
ho vestito la toga con pazienza
mi sarei fatto ammazzare per lei
con l'ultima ed inutile sentenza
scagliata in faccia ai torti e ai legulei

una volta c’era l’Amore
ho vestito la mia giacca più bella
mi sarei fatto ammazzare per lei
comprando a rate la camera da letto
e un salotto poi divenuto stretto

oggi mi sveglio e mi guardo e mi accorgo
che sono ancora vivo, e ci ragiono
che non mi son fatto ammazzare da nessuno,
anzi, che manco ci ho provato,
o forse sì, ma quel che è stato è stato

le cose come vanno, si sa:
lo squarcio nel velo di un idealista,
la realtà che subentra al torpore,
ecco la ferita più grave,
quella per cui davvero si muore