ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


lunedì 27 giugno 2011

IL GRANDE TORINO

(andante cantabile)


La folla era immensa riempiva lo stadio
e chi non era venuto incitava alla radio
ad ogni cross di Valentino Mazzola
la folla applaudiva
e intanto in tribuna uno zoppo guariva

E quando Gabetto finita la battaglia
si levava la maglia da centrocampista
un cieco ritrovava la vista
e un orfanello il suo orsacchiotto bello
e uno smemorato l'ombrello dimenticato

Perché quello era il Grande Torino
ed anche uno juventino
purché non sia in malafede
non può dire di no
Perché quello era il Grande Torino
e lo capisce anche un bambino
che dimenticare un mito
non si può

E quando Bacigalupo già nel primo tempo
murava la porta con pietra e cemento
un sordo tornava a sentire
e persino il dottor Valletta
regalava un aumento
di cinque lire

E quando Loik ricamava un pallone
e Ossola un missile nell'area di rigore
ai muti tornava
la voglia di gridare
e a tutti perfino
la voglia di lavorare
in una Torino ancora piena di offese
gentilmente portate
dall'aviazione inglese

Perché quello era il Grande Torino…

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