ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


giovedì 21 luglio 2011

IL CAMION DI GRANO

Bisceglie Melegnano
a Vigevano nebbia a Vipiteno un cane
ottocento chilometri di fame
non si ferma mai il camion di grano
va verso sud e non tocca freno
appena vuoto è subito pieno
all'alba parte da Milano
a Bologna a mezzogiorno tanti morti
e tanta fame che consuma anche i più forti
non si ferma mai il camion di grano
e fra le macerie del terremoto
neanche mezz'ora rimane vuoto
io sento il suo motore da lontano
come un canto cadenzato ed i suoi fari
che tagliano la notte come spari
non si ferma mai il camion di grano
da Torino a Reggio il suo soffio pesante
mentre noi gli teniamo il volante
non c'è bisogno di nafta e non è strano
né di bandiere né di sacre parole
e nemmeno di autostrade del sole
non si ferma mai il camion di grano
e nell'Italia della mafia e del terremoto
neanche mezz'ora rimarrà mai vuoto

perché grano è ogni nostro amore
e grano è ogni nostro più piccolo rumore
e crescerà altro grano
finché spento il motore
rimboschiremo le pianure del nostro cuore


(1981)

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