ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


domenica 8 maggio 2011

SMALP

...scesi dal treno verso la caserma
con il borsone da civile in mano,
ed il crine sacrificai alla ferma;
nel vicinarmi udivo da lontano
gli ordini secchi di attenti e riposo;
quando fui dentro a tutto quel baccano
e quello tutto intorno mi fu esploso,
mi chiesi di me che sarebbe stato,
e rimpiangevo lo stato amoroso,
vestendo la divisa dello Stato,
calzando gli scarponi con la suola
di vibram e con questi a perdifiato
correndo nel cortile della Scuola
Militare Alpina, là in quel di Aosta.
L'ansia mia non era certo sola,
insieme a centoventi quella crosta
condivisi in sei mesi di sudori
e veglie e guardie e marce senza sosta,
nella neve con la lingua di fuori,
l'errevudue su spalle infantili
pesava come i ricordi anteriori,
a Clou Neuf a sparar con i fucili,
a Pollein a gettar le bombe a mano,
e in tutto ciò ingrassai di due chili!
sbalzando a Nus in un fango villano
dopo aver fatto il cubo appena desto,
secondo un comando bizzarro e strano
che imponeva di ripiegare presto
il materasso in tre spicchi diritti,
squadrati e spigolati in un sol gesto,
e in adunata su il testone e zitti!...

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