ARCHIPLANO

L' Archiblenda ha un motore di treno al molibdeno giuntato con cernierinicci corti a gomito buam tun tun buam tun tun buam buam tun tun la parte terminale è un ossoplente a legno dai pistoncini di vetro-brivido brasato striii striii striii diii striii sulla biella torsionata si cancangia un sensore biometalla fischiante prinpron prinpron prinpron
L'Archipicchio invece in blocco sta in collo allo scapicchio con due ferri avvitati alla camera di scoppio damdumdum damdumdum dumdum se lo scuoti il pulsante clanga perchè s'è rotto l'attormizzatore praclangclang praclangclang pran sul di dietro la vernice cade a spacchi ed il vento fa brillare i cacciacicci vac-chivac-chivac-vac Insieme fanno un Archiplano straordinario dalla linea turbolesta e perforante prahi calè prahi calè olè la tastiera dei comandi è a schermo liquido informale lucida di zarzo penta-biflettente digitale sgisà sgisà sat il portello meccanato rapido spantana e senza il minimo ronzio s'olìa nel mezzo tran tran tran
E l'Archiplano assemblato straordinario cascavola come un chirottero o una palla se in giù va digrignando appicca lo schedario sui capelli invece slitta con un grido di battaglia di ferraglia
E da ultimo inghiotte un razzo centenario
ruttando come un vero faccitalia
ruttando come rutta la plebaglia!

ACCIPICCHIA!

ACCIPICCHIA, CHE SGARGIANTE LA CREATURA VOLPARLANTE DI ARCHIPLANO! MEZZO UCCELLO ALLA DEPERO MEZZO DRONE LEONARDIANO. BLU E ROSSO ROMBA A TERRA, TWITTA IN CIELO COI VOLANTI FUTURISTI, CON LE MACCHINE CONIGLIE CHE FAN FIGLI. INFORNATE DI PAROLE, FILASTROCCHE PITTURATE, STRAMPALATE, NATE STRANE. ARCHIBLENDA! BIOMETALLA! TURBOLESTO, PERFORANTE COME BECCA, COME PICCHIA L'ARCHIPICCHIO DI ARCHIPLANO!

(Franco Canavesio 12 gennaio 2016)


giovedì 24 marzo 2011

OTTO SETTEMBRE

otto settembre…
non risponde nessuno
il telefono è muto ad ogni richiesta di aiuto
i carabinieri che fino ad ieri
erano armati
oggi sono sbandati
e con loro tutti i soldati
abbigliati nelle fogge più strane
le nuove divise
delle forze armate italiane

otto settembre…
spariti gli uscieri
Roma è deserta
nei corridoi dei Ministeri
volano fogli
c’è qua e là una finestra aperta
si aspetta l’ombra dei bombardieri
e si sentono rumori lontani
forse gli americani
che arrivano?
ma è un rumore di cingoli
sempre più forte
appena dietro le porte
e di treni in partenza
ciò che pose termine
alla nostra presunta innocenza

otto settembre…
la patria e l’onore…
il re se n’è andato
anzi è scappato
coi generali dello stato maggiore
dimenticandosi gli stivali
e bauli di carte
dimenticandosi perfino di allacciarsi le scarpe


ai dubbi di Umberto
Vittorio Emanuele ha risposto a Pescara
ed a Brindisi accolto dalla fanfara
s’è infine fermato sudato
e s’è congratulato per l’eroica impresa
l’Italia divisa e Roma abbandonata indifesa

…e intanto a Cefalonia
perla dello Jonio
la Divisione Acqui rifiuta la resa
quattordicimila italiani
vanno incontro al proprio destino
soli e lontani
sulla riva del mare turchino

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